STORIA
Il Santuario di Santa Maria dell’Isola sorge su uno spettacolare scoglio di arenaria che un tempo era completamente circondato dal mare, da cui deriva il nome ‘Isola’.
Le sue origini risalgono probabilmente al primo Medioevo quando vi si stabilirono monaci asceti attirati dalla solitudine del suo alto sito. Successivamente l’Isola ospitò invece una comunità di monaci basiliani.
In seguito al nuovo ordine politico determinato in Calabria dai fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero il Normanno, nel corso dell’XI sec. l’Isola, tramite una donazione, passò ai monaci benedettini dell’Abbazia di Montecassino, giunti in quegli anni anche a Mileto e a Sant’Eufemia.
La donazione è attribuita alla duchessa Sichelgaita, moglie di Roberto il Guiscardo, il quale, per via dell’alleanza con la Chiesa di Roma, volle favorire il rito religioso latino a scapito di quello greco;
Nel 1090 la donazione viene ufficializzata con un atto da Ruggero Borsa, figlio di Sichelgaita e Roberto il Guiscardo e poi ribadita su una delle formelle della nota porta di bronzo del monastero di Montecassino con la dicitura ‘S. Maria de Tropea cum omnibus pertinentiis sui’: possedimenti che dovevano essere notevoli e che si estendevano oltre il territorio strettamente tropeano.
Così dall’Isola probabilmente attraverso l’opera dei benedettini iniziò la latinizzazione di Tropea e dei suoi dintorni.
Luogo di rifugio, di quarantena e di ritiro spirituale per molti monaci, nei secoli l’Abbazia di Montecassino ha conservato i diritti sull’Isola e tutelato la sua indipendenza dal vescovato locale.
Sulla porta d’ingresso lo stemma dell’Abbazia di Montecassino, con a sinistra il leone rampante, simbolo della famiglia Anicia, cui, secondo la tradizione, apparteneva San Benedetto, e a destra l’Abbazia, dalla quale sgorga un fiume di santità; sotto, una scritta in latino: ‘Dio sia glorificato in tutte le cose’.

